L’allarme per Il Default Grecia continua fortemente ad influenzare Eurolandia, dove sono tutti con il fiato sospeso. Ieri il continuo impasse tra le banche internazionali e il governo di Lucas Papademus ha lasciato sbigottiti gli investitori, tanto da aumentate le vendite sui titoli di Stato dell’Europa mediterranea. In particolare, il rendimento del decennale portoghese è salito al valore record del 17,2 per cento. Essendo Lisbona nel pieno del programma di salvataggio promosso dal Fmi e dall’Efsf, tale balzo dei rendimenti potrebbe essere il segnale della necessità di un’eventuale ristrutturazione del debito portoghese.
Di tutta risposta i mercati hanno optato per una strategia di «risk off». Il rendimento del titolo spagnolo è arrivato a toccare il 5,1 per cento; su anche quello del BTp che, partito dal 5,9, ha raggiunto 6,13%.
A tranquillizzare il settore ci ha pensato, invece, il buon esito dell’asta sui titoli di Stato italiani. Lo spread BTp-Bund, per esempio, ha rallentato la sua impennata verso l’alto: in mattinata la differenza di rendimento tra il BTp e il decennale di Berlino, partita da 413 punti base, era arrivata fino quota 436; alla fine, ha archiviato la seduta sui 430 basis point. Un andamento, seppure a livelli assoluti inferiori, replicato dallo spread di Madrid: salito fino al livello di 398, alle 18.00 del pomeriggio si è assestato attorno a quota 323 punti base. Una discesa, in valori relativi, maggiore rispetto a quella del titolo italiano: il differenziale tra BTp e Bonos spagnolo, infatti, è aumentato, passando da 95 a 106 punti base.
In tale contesto molto hanno pesato le maldestre affermazioni sul possibile «commissariamento della Grecia» e l’incertezza rispetto al ruolo della Bce. Nei giorni scorsi erano circolate indiscrezioni di un pressing del Fmi sull’Eurotower, perché accetti di accollarsi le perdite sui 40 miliardi di debito greco posseduto. Il direttore generale del Fondo, Christine Lagarde, aveva prontamente smentito l’ipotesi. Non stupisce, quindi, che le banche abbiano sofferto di tutto ciò. Ftse Italia Bank di Piazza Affari (-2,3%) con diversi istituti di credito in ribasso: dalla Pop. Milano (-5,9%) a Mediobanca (-4,66%); da Bper (-2,7%) a Intesa San Paolo (-2,21%) fino a Mediolanum (-2,15%). Alla fine il Ftse Mib, dove il peso delle banche è elevato, ha chiuso in perdita dell’1,21 per cento. Giù anche Parigi (-1,56%), Londra (-1,09%) e Francoforte (-0,98%). La stessa Wall Street ha archiviato la giornata in rosso: l’S&P500 ha perso lo 0,33% mentre il Nasdaq ha ceduto lo 0,16 per cento.
Di oggi è il commento sulle operazioni di rifinanziamento a lungo termine (Ltro) di George Soros, in un suo articolo per la New York Review of Books e riportato su Milano Finanza: “Le banche italiane e spagnole potranno sottoscrivere titoli di Stato dei rispettivi Paesi e in piu’ ottenere un differenziale di tassi per loro molto profittevole, in quanto si indebitano a un tasso molto basso e impiegano a un tasso piu’ alto, quello appunto dei titoli di Stato, a rischio zero, in quanto se il Paese nei prossimi tre anni facesse default le banche sarebbero comunque insolventi”.
In pratica, invece di stampare moneta direttamente come fa la Fed, la Bce ha dovuto ricorrere a questa triangolazione, che ha pero’ il pregio agli occhi dei banchieri italiani di comportare succose plusvalenze. In parte ottenute attraverso i Monti-bond, ovvero le obbligazioni bancarie che hanno ottenuto una garanzia dallo Stato (costata 80 centesimi di punto) con cui sono state presentate in Bce per ottenere liquidita’: si calcola che l’ammontare di Monti-bond sia stato pari a 40 mld, di cui circa 10 presentati dal Montepaschi.
Si prevede una lunga coda allo sportello Bce anche nella prossima asta per le Ltro in agenda il prossimo 29 febbraio. Secondo quanto riportato oggi dal Financial Times, le richieste da parte delle banche europee potrebbero più che raddoppiarsi raggiungendo quota 1.000 miliardi di euro dai 489 mld della prima asta tenuta a dicembre.
Clizia Savarese
cliziasavarese@yahoo.it


