Si sta facendo rumore sul rifiuto del Regno Unito di prendere parte ad un nuovo cambiamento del trattato UE, che ha significato per i 17 membri della zona euro dover andare avanti da soli indipendentemente (sebbene altri euro membri possano essere inclusi successivamente), ma questo dovrebbe essere accolto favorevolmente in tutti i sensi. Date le estese disposizioni sul monitoraggio, le sanzioni e (é auspicabile) su un percorso verso l’unione fiscale, era fantasioso pensare che i membri non aderenti alla moneta unica UE dovessero essere inclusi in un tale trattato, a meno che contenesse numerose esclusioni e clausole. Agire indipendentemente permette almeno che la zona euro lavori a qualcosa che sia il il meglio per i suoi membri. Per altro gli sviluppi di ieri notte hanno visto una spinta in avanti sulla proposta ventilata sul finire del mese scorso perchè le banche centrali nazionali usufruiscano di finanziamenti fino a 200mld EUR dall’FMI. È sperabile che questa mossa incoraggi altri a contribuire ed anche a concedere che i prestiti siano incanalati comunque attraverso l’FMI, ente più sperimentato e internazionalmente più riconosciuto. É inoltre stato confermato che il dispositivo di salvataggio permanente (ESM) comincerà prima di quanto previsto e che un’ulteriore partecipazione del settore privato sia stata accantonata. L’UE sta andando nella giusta direzione, ma molto lentamente.
Commenti
L’enigma monetario della Cina. Comprensibilmente in questi giorni è l’euro ad essere al centro dell’attenzione globale, tutti i fari sono puntati per vedere se i leader europei possono in qualche modo mettere insieme una risposta coerente alla loro crisi del debito. Tuttavia vale anche la pena di tenere un occhio molto vicino sugli sviluppi in Cina, dove la moneta è sotto pressione molto più di quanto lo sia mai stata da un periodo di tempo considerevole. Nelle ultime settimane, la People’s Bank of China (POBC) ha combattuto duramente per mantenere lo yuan relativamente stabile. Per esempio, negli ultimi giorni il riferimento giornaliero è stato imposto su una frazione superiore nel tentativo di scoraggiare il deflusso di capitale. Preoccupati dal rallentamento della crescita in Cina e dalla caduta dei prezzi sul mercato immobiliare, e con la stretta delle condizioni di credito non solo in Europa ma in tutto il mondo, alcuni investitori hanno iniziato a tirare fuori capitali dal paese. In ottobre, per la seconda volta negli ultimi undici anni, la PBOC ha venduto dollari al fine di garantire che lo yuan non si deprezzasse. A Hong Kong i forwards a dodici mesi sullo yuan sono negoziati con uno sconto dell’1,1% sul tasso onshore. Non fosse solo che per motivi politici il momento è senz’altro sbagliato perchè la PBOC consenta allo yuan di deprezzarsi. Detto questo se il deflusso di capitale continuasse per i prossimi mesi a venire, allora la PBOC sarà costretta ad attingere dal suo enorme serbatoio di riserva FX al fine di impedire che lo yuan volga verso il declino. Tra l’altro lo sconto yuan off-shore/onshore potrebbe ampliarsi ulteriormente.
Dati occupazionali deboli in Australia incoraggiano la prospettiva per un taglio dei tassi. Anche se la Banca centrale dell’Australia ha abbassato il costo del denaro due volte nelle ultime settimane, c’è una forte prospettiva per ulteriori tagli del tasso di interesse nella prima metà del prossimo anno. I dati sull’occupazione di mercoledì notte hanno certamente contribuito a rafforzare tale ipotesi. L’occupazione é scesa di 6.3 migliaia di posti di lavoro il mese scorso, peggio del previsto, e al terzo calo negli ultimi cinque mesi. Sui primi undici mesi di quest’anno il numero di persone impiegate é cresciuto di 44.7 migliaia, cioè circa 0,4%, la peggiore performance in quindici anni. Il tasso di disoccupazione oscilla verso l’alto inoltre, ora al 5,3%, in crescita dal 5,0% sei mesi fa. I responsabili politici si incontreranno la prossima volta il 7 febbraio – un taglio dei tassi di almeno 25bp sembra probabile. Una riduzione del tasso d’interesse di 50bp infatti sembra da escludersi.



