21/02/12 @ by Michael Derks, Chief Strategist

In questi giorni uno dei settori a più forte rendimento in Europa soni i servizi di catering: la fornitura di cibo e bevande per intenditori a tutti questi incontri dei leader europei a Bruxelles. É stata un’altra lunga nottata per i ministri delle finanze, conclusasi con una dichiarazione emessa intorno alle 4 del mattino. La Grecia a quanto pare ha vinto un secondo piano di salvataggio dall’Europa del valore di 130 mld euro, con i titolari di obbligazioni del settore privato che accetteranno presumibilmente una sforbiciata di circa il 75%i in termini di valore attuale netto sulle loro partecipazioni ad aziende greche. C’è molto da fare in un tempo molto breve, prima che questo accordo possa essere messo in atto. Per esempio i titolari dei titoli di Stato devono necessariamente accettare i termini dello swap di debito, ed ogni parlamento dei singoli membri della zona euro deve poi approvare tutto definitivamente e velocemente. Tutto questo può, e probabilmente andrà, male. Ma per ora i mercati sono pronti a sospendere la loro incredulità e a bersi le parole dei politici. Invariabilmente questo genere di reazione determina rammarico successivamente, e di solito anche molto rapidamente. Attenzione a come si rivelerà l’accordo nei prossimi giorni, cosa che dovrà inevitabilmente succedere.
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Meglio di così non si può fare per gli asset a rischio. Le attività a rischio e le valute hanno ricevuto una spinta in più ieri dopo che la Banca di Cina ha annunciato un’ulteriore riduzione di 50bp del coefficiente di riserva obbligatorio per le banche. Con i prezzi delle case giù di nuovo nella maggior parte delle grandi città il mese scorso, così come i prestiti immobiliari e il rallentamento dell’edilizia, l’unica cosa da chiedersi è perché ci sia voluto così tanto tempo per prendere questa decisione che molti commentatori aspettavano da settimane. Possiamo aspettarci un ulteriore riduzione del rapporto di obbligo di riserva nel corso di quest’anno perché il 20,5% per le maggiori banche del paese è ancora molto elevato e quindi restrittivo. I responsabili della politica monetaria di Pechino stanno chiaramente andando avanti lentamente, consapevoli del fatto che devono ancora tenere tutti insieme il piede sul freno perché le pressioni inflazionistiche si stanno allentando solo molto gradualmente. Riduzioni nei tassi di interesse non dovrebbero portare a risultati prima che l’inflazione sia inferiore al 3%e ciò potrebbe non succedere prima della metà dell’anno. Di conseguenza i politici preferiscono piuttosto riduzioni del rapporto di riserva obbligatoria e una politica fiscale più flessibile peri ammorbidire progressivamente le condizioni di credito. Da parte loro i l’azionariato a rischio globale si é rafforzato ulteriormente ieri, con il Dax in crescita dell’1%. Meglio di così non si può fare per gli asset a rischio al momento: l’ultimo easing della Cina segue quello in Giappone la settimana scorsa e quello della BoE all’inizio di questo mese, la Fed sta pensando sempre più a un nuovo quantitative easing e la BCE si appresta a intraprendere una nuova massiccia iniezione di liquidità la prossima settimana. Nel frattempo, le notizie dalle principali economie nelle ultime settimane hanno sorpreso quasi tutti al rialzo a parte qualche eccezione. Le valute high-beta sono in forte aumento da inizio anno ad oggi, sia il Peso MXN che il Real BRL sono aumentati oltre il 10% contro il dollaro, mentre l’NZD si é preso l’8%. Attualmente, gli asset a rischio e le valute fanno festa come nel 1999!
Il deficit commerciale record aumenta le disgrazie dello yen. L’annuncio di ieri che il Giappone ha registrato un deficit commerciale record il mese scorso si aggiunge alle recenti disgrazie dello yen giapponese, precedentemente inespugnabile. Il deficit commerciale destagionalizzato ha raggiunto i 610 miliardi di yen a gennaio, continuando una serie di deficit che ha avuto inizio nel mese di aprile dello scorso anno. Durante questo periodo, il deficit commerciale complessivo è di 4000 miliardi di yen, ovvero circa 50 miliardi di dollari. La forza della valute ha pesato sulla performance commerciale del Giappone nel corso dell’ultimo anno e ha gravemente danneggiato la competitività. Nell’anno terminato nel mese di gennaio, le esportazioni sdoganate sono cadute oltre il 9%. Il declino generale della capacità produttiva dopo il terremoto dello scorso anno e del tragico tsunami ha anche avuto un impatto negativo sul settore commerciale. Questo ultimo fattore ha contribuito ad un aumento delle importazioni per compensare la perdita di produzione. Inoltre i prezzi elevati dell’energia aumentano la fattura delle importazioni. Le importazioni totali sono aumentate del 10% su base annua a gennaio. Una certa cautela è necessaria per l’analisi dei dati di gennaio perche le vacanze per il Capodanno Lunare sono cadute nel mese di gennaio, riducendo il numero di giorni di negoziazione. In termini destagionalizzati, le esportazioni sono calate solo leggermente, mentre le importazioni sono aumentate dello 0,4%. Nonostante questa riserva, è chiaro che la competitività commerciale del Giappone ha sofferto enormemente durante l’ultimo anno. Fortunatamente, la moneta comincia ad attirare attenzione. L’USD/JPY ha raggiunto quasi l’80 ieri. Non sarebbe sorprendente vedere livelli più alti nei prossimi mesi una volta che i flussi della fine dell’anno fiscale in marzo saranno contabilizzati.
Il mercato immobiliare nel Regno Unito a due velocità. La natura squilibrata del mercato immobiliare britannico sta diventando sempre più evidente negli ultimi mesi. A Londra, i prezzi delle case sono aumentati, mentre i prezzi nel Nord all’Ovest e in Irlanda del Nord sono caduti. Secondo Rightmove, un sito immobiliare, i prezzi della domanda a Londra sono saliti del 2,5% questo mese, appena al di sotto del picco raggiunto lo scorso ottobre. HBOS ha registrato un aumento del 3% dei prezzi delle case a Londra durante l’ultimo trimestre dello scorso anno. In molte zone della capitale britannica, l’offerta di alloggi immessi sul mercato è in calo, mentre la domanda è forte, nonostante la diffusa incertezza economica e finanziaria. Londra è sicuramente aiutata da un afflusso di capitali stranieri dall’Europa nel momento in cui ci sono veri e propri timori circa la sicurezza dell’euro sul lungo termine. In tempi di incertezza reali, Londra attrae i ricchi spesso percepita come sicura e protetta. Inoltre, il mercato immobiliare di Londra è di solito abbastanza liquido. Altrove, la situazione è molto diversa, perche l’austerità fiscale e i tagli nel settore pubblico pesano sulla richiesta. In Scozia e Irlanda del Nord, i prezzi sono crollati rispettivamente del 8% e del 7% in Q4 secondo HBOS, mentre i prezzi nello Yorkshire sono scesi di quasi il 6%. Nel 2012, questa divergenza dei prezzi immobiliari tra Londra e il resto del Regno Unito diventerà sempre più grande.



