Daily Forex Report, Agenda piena per l’Eurozona

La riunione odierna dei ministri delle finanze dell’Eurozona a Bruxelles ha un’agenda molto piena di prendere in considerazione. C’è l’ultima bozza del patto fiscale da discutere, una revisione dei progressi...

La riunione odierna dei ministri delle finanze dell’Eurozona a Bruxelles ha un’agenda molto piena di prendere in considerazione. C’è l’ultima bozza del patto fiscale da discutere, una revisione dei progressi compiuti nei colloqui sul debito greco e una conversazione su una bozza del meccanismo europeo di stabilità (ESM). Quest’ultimo apparentemente include clausole di azione collettiva, anche se eventuali tagli dei debit dovranno conformarsi alle norme FMI. La Germania e la Francia sono entrambe desiderose di impacchettare la questione ESM al più presto, anche se potrebbe entrare in vigore solo una volta ratificata da tutti quei paesi che rappresentano il 90% del suo capitale. È improbabile che uno qualsiasi di questi problemi venga completamente risolto in questo meeting, anche se sarà fatto qualche progresso. É interessante notare che ultimamente la moneta unica ha avuto meno ripercussioni del solito in vista di incontri come questi, in netto contrasto con quelli tenutisi nel corso dell’ultimo trimestre dello scorso anno. Dopo aver minacciato molto presto gli 1,30 venerdì, l’euro é riscivolato vicino a 1.29.

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Le osservazioni ECB sulla bozza di patto fiscale danno frutti. Secondo un retroscena riportato da di Bloomberg, i legislatori europei hanno rafforzato l’ultima bozza del patto fiscale in modo da riflettere molto le osservazioni fatte all’inizio della settimana scorsa dalla BCE. I Ministri delle finanze UE discuteranno quest’ultima bozza nella loro prossima riunione nella tarda giornata di oggi. Se il disavanzo di bilancio strutturale dovesse deviare ‘significativamente’ dal target dello 0,5%, verrà poi messo in atto un meccanismo correttivo centralizzato, che si attiverà automaticamente. Nonostante il miglioramento rispetto alla prima bozza che ha attirato una grande quantità di ire dalla Banca centrale europea, ci sono ancora alcuni importanti domande a cui rispondere, come ad esempio come si valuterà «significativo» e come funzionerà il meccanismo automatico centralizzato correttivo. A quanto pare la Commissione Europea avrà anche il potere di attuare un calendario di convergenza fiscale. Rimane da vedere quanto si dimostreranno essere vincolanti le istruzioni della Commissione europea. Detto questo, il nuovo governo del Belgio recentemente aveva attirato le ire della Commissione perché le sue previsioni di crescita erano troppo ottimistiche. La Commissione ha chiesto tagli urgenti alle spese dei belgi al fine di evitare multe sostanziali. La vera prova di questi poteri sarà se la Commissione sarà abbastanza coraggiosa da affrontare una delle grandi economie europee per le loro eventuali trasgressioni fiscali. L’ultima bozza dà anche alla Corte europea di giustizia la capacità di imporre multe fino allo 0,1% del PIL in quei paesi che non approveranno leggi sufficientemente vincolanti per tenere il bilancio in pareggio. Questo suona già più promettente, anche se la Corte di giustizia (ECJ) non sarà in grado di far rispettare le regole fiscali come la BCE aveva sperato. Purtroppo, sembra che il progetto permetta ancora una vasta gamma di scuse per giustificare il mancato raggiungimento degli obiettivi fiscali, come le “circostanze eccezionali” (rovesci economici) o “eventi insoliti”. La BCE aveva chiesto anche su questo una forte stretta. Questo è infatti senza dubbio l’aspetto più preoccupante dell’intero progetto. Sembra che sia ancora troppo facile mancare gli obiettivi di bilancio. Inoltre, i paesi che firmeranno il trattato avranno fino a cinque anni di tempo per predisporre la sua attuazione. Anche se si stanno facendo progressi per un confortante patto fiscale, in apparenza almeno, sembra che si resti ancora troppo morbidi sui trasgressori fiscali. Qualsiasi sensazione che questo patto sia solo un patto di stabilità e crescita senza presa concreta peserà sulla moneta unica.

L’MPC della Bank of England dà il suo benvenuto alle news di caduta inflazione. Senza dubbio l’aspetto più interessante degli ultimi dati di vendita al dettaglio è che il ritmo di crescita dei prezzi al dettaglio è sicuramente rallentato. Anche se la misura estratta da questa serie è più ristretta rispetto ai numeri ufficiali dell’inflazione ed è calcolata su una base diversa, nondimeno si conferma che l’inflazione sulle almeno sulle strade principali ha decelerato significativamente. L’inflazione da vendite, carburanti esclusi, in dicembre ha rallentato all’1,8%. È più che probabile che con il vecchio aumento della VAT che andrà a cadere fuori del calcolo dei dati di gennaio, ci muoveremo in un periodo di deflazione primaria, almeno sulle misure di vendita al dettaglio. Del resto dando un’occhiata alle vendite fuori dettaglio (cioè vendite a catalogo, ma anche vendite internet), ci siamo già arrivati, con il deflatore in quest’area commerciale ora a 0,6%. Naturalmente questa è una buona notizia per coloro che avevano visto i redditi reali spremuti negli ultimi due anni, ma è anche un segno delle passate condizioni commerciali piuttosto difficili, che hanno visto diversi nomi di punta del commercio al dettaglio andare in amministrazione controllato questo mese. In definitiva il migliore quadro di inflazione sul lato della vendita al dettaglio non è senza costi in termini di posti di lavoro e anche di margini registrati dai competitori sul mercato.

Il deragliamento del treno Portugallo al rallentatore. L’annuncio di S&P, più di una settimana fa, che si andava ad abbassare il rating di credito del Portogallo sotto l’investment grade è stato un altro chiodo nella bara della nazione merlata. Per coloro che non lo avevano già fatto, il downgrade ha costretto i gestori di fondi che avevano ancora esposizione sul Portogallo a smobilitare. Il rendimento dei titoli di stato a dieci anni è salito a 14,40% giovedì, 1250 bp sopra il Bund comparabile. Anche se il Primo Ministro portoghese è stato lodata dagli altri leader dell’UE per le sue misure di austerità, è chiaro che si é avuto un riflesso molto pesante sull’economia. Nel 2012, è molto plausibile che il PIL diminuirà di almeno il 5%, con ulteriori cadute in prospettiva l’anno prossimo. Nell’anno concluso a settembre 2011, il PIL è sceso dell’1,7%. Il Portogallo è su un sentiero di svalutazione interna profondamente doloroso, non avendo neanche più il controllo delle leve monetarie come i tassi di interesse o il tasso di cambio. La contrazione delle scale di investimento nel settore privato sta avvenendo molto rapidamente e i bilanci bancari sono sotto uno sforzo enorme che sta accelerando la miseria economica. A causa della linea finanziaria di salvataggio concessa sia dalla UE che dall’FMI l’anno scorso, non c’è alcun appiglio a portata di mano per una ristrutturazione del debito. Tuttavia gli obbligazionisti devono realizzare sicuramente che il Portogallo ha prospettive molto poco realistiche di ripagare i debiti completamente. Mentre ci inoltriamo nel 2012 le discussioni cominceranno a spostarsi sempre più sulle dimensioni dei tagli nei crediti che gli obbligazionisti portoghesi potrebbe essere costretti a subire. Alcuni suggeriscono che potrebbe essere fino a un terzo. Adesso come adesso, sembrerebbe la migliore delle ipotesi per questo paese così travagliato.

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