L’euro é diventata la nuova valuta preferita per il carry trade? Questa sembra essere l’indicazione che viene fuori sull’onda delle performance viste finora quest’anno, insieme all’iniezione di fondi a 3 anni il mese scorso e le voci di qualcosa come 1000 miliardi di EUR o più alla prossima asta a 3 anni in febbraio. Dovremo attendere un mese o due affinché i dati ufficiali riempiano alcune lacune nelle stime, così in questo momento è davvero solo l’azione di mercato che dobbiamo andare ad analizzare. Quando la BCE ha iniziato ad iniettare fondi a lungo termine nel 2009, era il carry trade interno ad essere più diffuso: le banche usavano i soldi dalle aste di titoli a più lungo termine della BCE per investire nel mercato delle obbligazioni denominate in euro. Qui era dove andava circa la metà della liquidità in cash. Di questi tempi le aste di titoli obbligazionari vanno bene ma l’analisi della BCE (bollettino mensile di gennaio) ha mostrato una forte correlazione tra i bisogni di finanziamento delle banche e il livello di partecipazione alle aste a 3 anni. Questo suggerisce il finanziamento di operazioni di carry trade non è attualmente la motivazione primaria per cercare liquidità. Al contrario le banche dovrebbero e hanno questioni più pressanti ben presenti, come andare incontro ai nuovi requisiti patrimoniali stabiliti a metà anno. Certamente esiste l’evidenza che l’euro non sia scambiato più solo come un’attività di rischio finora quest’anno. Il breakout su EUR/AUD (3% inferiore) illustra bene questo, così come lo mostra la rottura della abituale correlazione tra EUR/USD ed equities (S&P). Ma anche al di là di come si sta muovendo l’euro, il dollaro sta giocando la sua partita avendo tenuto testa nei confronti delle valute beta di alto livello come la sterlina, almeno in misura maggiore rispetto a come le passate correlazioni con il mercato azionario suggerirebbero. Insomma, se è probabile che ci sia qualche pressione al ribasso sulla moneta unica dalle operazioni di carry, è improbabile che si dimostrino sostanziali non da ultimo perché, come il 2008 aveva mostrato a tutti troppo chiaramente, la corsa all’uscita all’improvviso può rivelarsi molto costosa.
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Lagarde vuole più capacità per il fondo di salvataggio. Ripetendo gli appelli precedenti, il Direttore di gestione dell’FMI Lagarde esortava i leader europei ieri a unire l’EFSF all’ESM e ad aumentare la dimensione di quest’ultimo. D’interessante in vista della riunione di lunedì dei ministri delle finanze si sono registrate gli inviti spassionati da parte di Lagarde, Monti, Barthle e Venezelos ad aumentare sensibilmente la potenza di fuoco dell’ESM. Come previsto, il Cancelliere tedesco Angela Merkel ha espresso la sua opposizione a questa proposta, inoltre, non sorprendentemente, non sembra intenzionata a fornire alla Grecia nessuna forma di prestito ponte se i colloqui sulla ristrutturazione del debito dovessero arrivare ad una rottura. Lagarde ha anche sottolineato la necessità di aumentare le risorse del Fondo Monetario Internazionale di USD 500 mld, anche se gli iniziali approcci verso gli Stati Uniti in questo senso hanno ottenuto solo una tiepida risposta.
La Sterlina soffre per l’intensificarsi delle voci di QE. Nonostante l’euro oltrepassasse con successo l’1.30 ieri mattina, la sterlina falliva nuovamente nel tenere il passo della moneta unica. Più significativo è che il cable sia rimasto essenzialmente invariato, nonostante le perdite diffuse da parte del dollaro rispetto alle altre principali valute. Pesa sulla moneta le voci in aumento che i resoconti delle riunioni MPC che usciranno domani riveleranno che il Comitato si è é intenzionato ad impegnarsi in un ulteriore giro di acquisti di asset in tempi brevi. La strada che l’economia sta seguendo porta all’implementazione di ulteriori politiche monetarie di QE più facilmente prima piuttosto che dopo. I dati sul PIL in Q4 che stanno per essere rilasciati mercoledì, ben potrebbero mostrare che l’economia si é contratta; è fortemente possibile che l’economia sia di nuovo scivolata indietro in recessione. A supportare le colombe nel MPC sarebbe la crescente evidenza che le pressioni inflazionistiche si stiano moderando; le cifre delle vendite al dettaglio del mese scorso hanno dimostrato che i prezzi (extra combustibili) non sono variati molto negli ultimi mesi. Inoltre un’indagine condotta da Ernst & Young ha mostrato che le segnalazioni di profitto nel corso dell’ultimo trimestre del 2011 sono balzate di oltre il 70%. EUR/GBP sta saggiando terreni migliori nelle ultime due settimane, attualmente a 0.8375 da un minimo di 0.8245. Le posizioni in short sull’euro sono ancora molto consistenti, anche se la direzione di marcia sta andando verso la loro chiusura, mentre le posizioni short su GBP sono in aumento. Se l’MPC darà semaforo verde ad ulteriori acquisti di asset, allora la moneta potrebbe non rispondere molto positivamente.
La Spagna deve spingere l’UE ad aggiustare il target di deficit 2012. In un’intervista a un giornale di Barcellona durante il fine settimana, il ministro del bilancio Montoro ha invitato l’Unione europea a dare alla Spagna un po’ di respiro rispetto al raggiungimento dei propri obiettivi in materia fiscale. Le stime per il PIL del 4° trimestre di ieri confermano che una tale rivalutazione è urgente. L’economia si è contratta dello 0,3% nel corso dell’ultimo trimestre del 2011 e la banca di Spagna si aspetta che il PIL si ridurrà dell’1,5% quest’anno. Questo è in contrasto con l’ipotesi di crescita del 2,3% che era stata incorporata nei precedenti obiettivi di deficit fiscale del 4,4% per il 2012. Con il deficit dell’anno scorso che era stato ben al di sopra dell’obbiettivo dell’8% del PIL, c’è una prospettiva molto poco realistica per il governo di conseguire questo obiettivo del 4,4%. Il nuovo governo del primo ministro Rajoy ha già annunciato un pacchetto di misure fiscali per una dimensione di 15mld euro, anche se il budget definitivo non sarà rivelato fino a marzo. C’è anche la questione di come le elezioni regionali andaluse molto critiche di marzo influiranno sull’inclinazione di Rajoy verso ulteriore austerità fiscale. L’Europa avrà bisogno di concedere alla Spagna un certo allentamento supplementare, perché tagliare il disavanzo fiscale così selvaggiamente in una recessione è estremamente pericoloso e rischia di condannare il paese a condizioni vicine alla depressione.


