Ci sono voci contrastanti riguardo al destino dell’accordo con i creditori del settore privato della Grecia. Bloomberg segnala che i negoziatori sono vicini a concludere un accordo su una base di 32 centesimi per euro. Al contrario, ci sono notizie dalla stampa britannica (The Independent) che alcuni investitori stanno ancora bloccando l’accordo per ottenere condizioni migliori. Anche se l’affare venisse chiuso, difficilmente la Grecia riuscirà ad alleviare la pressione per un default che si trova ormai dietro l’angolo. La situazione dipende dalle pressioni sulle banche greche, insieme alle dimensioni di qualsiasi pagamento preliminare richiesto dai titolari di obbligazioni dal settore privato. Combinato all’attuale fragilità delle concertazioni, questo significa che rimane una possibilità consistente che la Grecia vada in default prima della fine del trimestre corrente.
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Ulteriore ammorbidimento dei prezzi immobiliari in Cina. Senza sorpresa gli ultimi dati sui prezzi immobiliari hanno mostrato un ammorbidimento nel mese di dicembre. I prezzi delle case nuove nelle quattro città principali sono diminuiti per il terzo mese consecutivo. Questo segue altri dati recenti che hanno mostrato un calo dei prezzi per il quarto mese consecutivo. Il governo ha intrapreso diverse misure intese ad allentare la pressione sulla speculazione immobiliare, come l’aumento sostanziale dei depositi necessari all’acquisto di una seconda casa. I dati suggeriscono che queste mosse stanno avendo un impatto, ma l’obiettivo è quello di evitare che il rallentamento si trasformi in una crisi.
Un altro possente short-covering rally per l’euro. In tre occasioni fin dall’inizio della settimana scorsa ci sono stati grandi corse alle coperture in short per la moneta unica che hanno imposto il dolore e la sofferenza su tutte quelle posizioni short record all’interno della comunità di trading. Il salto di ieri da un minimo di 1.2650 ad un massimo di 1.28 ne è l’ultimo esempio e ancora una volta è difficile individuare un qualsiasi fattore determinante univoco per questi spostamenti. In effetti l’euro ora non è così lontano da dove si trovava negli scambi prima dell’inizio delle voci di downgrade del rating del credito S&P di venerdì. La moneta unica è riuscita a recuperare nonostante la probabilità ora nitida che la Grecia potrà andare in default tra non molto come pure la critica pungente alla bozza del patto fiscale da parte di un membro del Consiglio della BCE. I trader ribassisti avranno notato l’incapacità della moneta unica di far fronte ai sell-off in caso di cattive notizie.
Il fardello delle responsabilità di un Europa senza dimora. Alcuni parole abbastanza forti dal PM italiano Monti sul Financial Times che, se combinate con il downgrade EFSF, aumentano la percezione che l’onere delle responsabilità non ha nessun spalle su cui riposare in Europa. In sintesi si sente di aver fatto la sua parte e che ci sarà una “reazione potente” dagli elettori se non arriverà maggior aiuto dell’UE e dalla Germania per abbassare gli oneri finanziari sul prestito italiano. Monti sente di aver ricevuto conferma dall’affermazione di S&P della scorsa settimana che aveva considerato le istituzioni politiche e i politici europei di non essere abbastanza forti per quanto richiesto ad affrontare la crisi. Se la critica di S&P dell’Unione europea rafforza la sua posizione è un’altra questione. Tuttavia sullo sfondo del downgrade EFSF, le parole del Monti alimentano il dibattito su fin dove e da chi dovrebbe essere portato il carico più pesante. Sembra che ci sia poca voglia di aumentare i fondi disponibili per l’EFSF, operazione che potrebbe consentire di riconquistare il rating AAA (aumentandone le garanzie). Per questo la BCE è sempre più vista come l’unico argine con una certa efficacia, almeno fino a quando il meccanismo europeo di stabilità (ESM) sarà messo in moto a metà di quest’anno. Ma la BCE appare fredda all’idea di aumentare il suo programma di acquisto di obbligazioni, con commenti recenti dal membro del Consiglio Nowotny sul fatto che si sia alla ricerca di soluzioni alternative. In sintesi sembra di trovarsi in un impasse, in cui il partner naturale per trasportare il carico (la BCE) non è disposto a farlo e quelli alternativi (Italia e UE) non ce la fanno. Restiamo in tempi instabili, nonostante il fatto che i rendimenti obbligazionari dei paesi periferici siano lontani dai picchi vertiginosi vissuti verso la fine dello scorso anno.
La caduta dell’inflazione UK é benvenuta. La caduta di dicembre nei numeri di inflazione dal 4,8% al 4,2% era in linea con le aspettative e sarà seguita da un ulteriore forte diminuzione del dato di gennaio, quando l’impatto dell’aumento della VAT da 17,5% al 20% ricadrà fuori dalle statistiche. Nei numeri di ieri, era dai costi dei trasporti, insieme ai servizi di housing e household che veniva la principale pressione deflazionistica. C’era già una discreta premessa di questa attualizzazione negli sconti prematuri alla vigilia di Natale, e anche questo risultava chiaro dai numeri, con l’abbigliamento e le calzature che confermavano questa premessa. L’altra parte di buone notizie recentemente è venuta dall’annuncio di tagli nel settore delle utilities, con i prezzi dell’elettricità in caduta sulla scia dei recenti sviluppi sul mercato all’ingrosso. Questo dovrebbe fornire ulteriore forza alle pressioni che spingeranno verso il basso l’inflazione durante quest’anno, che potrà anche vedere il tasso principale ritornare all’obbiettivo del 2% nel terzo trimestre. La Banca d’Inghilterra e le famiglie dovrebbero vedere dei redditi reali in calo per un altro anno.


