Daily Forex Report, lungo il cammino per gli USA

numeri del PIL di venerdì hanno confermato che l’economia americana ha chiuso l’anno scorso con un andatura rispettabile (in salita fino al 2,8% su base annualizzata), anche se la crescita...

numeri del PIL di venerdì hanno confermato che l’economia americana ha chiuso l’anno scorso con un andatura rispettabile (in salita fino al 2,8% su base annualizzata), anche se la crescita è stata inferiore alle aspettative. Tuttavia il ritmo di crescita é stato forse un po’ più deludente. Gli accumuli d’inventario rappresentavano quasi i tre quarti dell’incremento nella produzione. Contemporaneamente, inoltre, la spesa pubblica di governo ha occupato quasi l’1% dalla crescita primaria, con le esportazioni nette a restringersi, anche se solo per un piccolo apporto negativo dello 0,1%. L’entità della correzione d’inventario e, nondimeno, la delusione per il livello dei consumi fanno presagire che gli Stati Uniti faticheranno molto a mantenere questo livello di produzione nel primo trimestre. Questo punto di vista è anche basato sul fatto che i risparmi sono caduti giù nel quarto trimestre proprio per conseguire questa crescita del consumo. Non è un andamento virtuoso per un settore che ha ancora bisogno di ridimensionarsi. La Fed aveva ampiamente anticipato questo con l’estensione dell’orizzonte temporale su cui prevede i tassi a zero (da fino a metà 2013 a fine del 2014) e con le sue segnalazioni che maggior quantitative easing potrebbe essere in cantiere. Come abbiamo sottolineato la scorsa settimana, questo attivismo sta in forte contrasto con la relativa inerzia riscontrata presso la BCE, anche se molti ritengono che l’Eurozona vada verso una recessione. La Fed riconosce che l’aggiustamento di bilancio nel settore privato è ancora in corso e, come tale, se i numeri sembrano buoni su base relativa, c’è poco spazio per l’autocompiacimento per quanto riguarda le prospettive di quest’anno. Il dollaro é stato comprensibilmente più debole sulla base di queste constatazioni, accentuando il declino del 2,7% visto sull’indice del dollaro dai massimi toccati ad inizio mese.

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Attenzione alle false speranze greche. La frase “poche parole, ma tanti fatti” non è molto nota all’Unione europea, dato che non per la prima volta siamo stati portati a credere (questa volta da Rehn dell’UE la scorsa settimana) che un accordo sulla ristrutturazione del debito greco era vicino, “se non oggi, durante il fine settimana”. Non c’è molto da discutere sulla quantità e le condizioni, perché quello che é diventato più interessante la scorsa settimana è la posizione del FMI sulla situazione. In seguito alle osservazioni di Lagarde della scorsa settimana (che suggeriva come potrebbe essere necessario che la BCE intervenga se il contributo del settore privato non fosse sufficiente), l’FMI ha fatto capire che si fosse ancora ad un nulla di fatto per quanto riguarda il livello di coinvolgimento del settore privato. Questo potrebbe essere vero solo in parte, ma è importante per l’FMI, specialmente quando la BCE sta puntando i piedi, sostenendo che non si sente in misura di essere coinvolta a dare un colpo di spugna alle sue partecipazioni sul debito greco perché in tal modo, potrebbe doversi trovare anche ad infrangere la clausola ‘no bail-out’ del trattato fondatore dell’UE a cui si conforma. Così un accordo su basi più ristrette con i titolari privati di bond greci coinvolti nei negoziati, significherebbe che o la BCE dovrà farsi carico di una parte dell’ammanco finanziario o che l’FMI dovrà allentare le sue condizioni per l’erogazione dei finanziamenti (rapporto 120% debito/PIL entro il 2020) o in qualche modo assumere una visione più ottimistica sull’economia. Quest’ultima strada sarebbe senza molto fondamento. Inoltre la Grecia ha già dimostrato di non poter agire decisamente sulle riforme strutturali. Dal picco nell’occupazione di Q3-08, l’occupazione totale è caduta dell’11%. L’occupazione nel settore pubblico é solo lievemente diminuita (di meno 30k), rispetto alla caduta di mezzo milione sul totale dell’occupazione. Per questo l’accordo importa e come per il fondo monetario internazionale. Un accordo di portata minima, combinato con le posizioni rigide della BCE, metterebbe l’FMI in una situazione di dover concedere finanziamenti più consistenti per un paese che è ancora su un percorso precario di sostenibilità fiscale. Inoltre dopo aver già ricevuto la richiesta due volte, il settore privato non sarà disposto ad assumersi più carichi.

Il rafforzamento dello Yen sarà di breve durata. Qualche emozione è stata generata nei giorni scorsi dalla forza della moneta giapponese, con l’USD/JPY in calo da un massimo di 78.28 a metà settimana a un minimo di 76.65 durante la notte. Alcuni commentatori hanno spiegato che gli investitori stanno cercando un porto sicuro nello yen a causa di quei colloqui intrattabili sul debito greco, ma è più probabile che sia il dollaro sia la sterlina abbiano perso parte del loro interesse dopo che la Fed e la BoE hanno annunciato che più quantitative easing potrebbe essere necessario. Inoltre ci sono stati alcuni acquisti aggressivi dello yen da imprese locali, che sono acquirenti naturali e il tuffo da più 78 al suo attuale livello inverte semplicemente il salto osservato martedì e mercoledì. L’USD/JPY si è essenzialmente intrappolato in un range di 76-78 dagli ultimi sei mesi. Con la BoJ pronta e in grado di proteggere ulteriormente lo yen da un rafforzamento utilizzando il suo enorme arsenale monetario d’ intervento, solo gli stolti potrebbero puntarci. L’USD/JPY è rimasto fiacco per un tempo considerevole e questo non dovrebbe cambiare.

Altre mosse significative da parte di Monti. Finalmente l’Italia ha un primo ministro che è disposto ad attuare riforme strutturali in un paese che è stato rovinato da inefficienza e sclerosi burocratica per decenni. Il gabinetto di Mario Monti sta per approvare una legge che rimuoverà molti degli oneri amministrativi che pesano sul settore privato nella speranza di incrementare la produttività. Centinaia di leggi saranno abolite e molte altre saranno riprogettate con lo scopo di semplificare la vita del settore aziendale. Il Primo Ministro è stato molto impegnato. Il mese scorso ha implementato tagli di bilancio per un valore di 20 miliardi di euro nel tentativo di neutralizzare le preoccupazioni sulle finanze pubbliche dell’Italia. Ha anche varato una legge importante che apre la concorrenza in varie professioni che erano prima chiuse come autisti di taxi e notai. Il suo governo sta anche parlando ai grandi sindacati per allentare le leggi italiane arcaiche e restrittive sul lavoro. Anche se l’economia sta soffrendo Monti sta sicuramente muovendo l’Italia in una direzione positiva.

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