Daily Forex Report, Potrebbero essere necessari altri soccorsi

In una sorprendentemente (ma anche piacevolmente) candida ammissione, il Presidente della Fed Bernanke ha dichiarato ieri sera che un altro giro di Quantitative Easing potrebbe essere ben necessario per alleviare...

In una sorprendentemente (ma anche piacevolmente) candida ammissione, il Presidente della Fed Bernanke ha dichiarato ieri sera che un altro giro di Quantitative Easing potrebbe essere ben necessario per alleviare “una disoccupazione elevata e una persistente economia poco performante”. Con l’inflazione ancora bassa e l’Europa potenzialmente scivolo per l’economia, il Presidente della Fed si sente chiaramente che un maggiore acquisto di asset finanziari per immettere moneta nel mercato è un rischio che vale la pena di prendere purché aiuti la ripresa a diventare più autosufficiente. Un’altra cosa sconcertante è stata il fatto che i funzionari della Fed abbiano abbassato le aspettative di crescita per quest’anno, uno shock per tutti quelli si erano fatti più fiduciosi sulle prospettive dell’economia americana. Nonostante le recenti dichiarazioni da parte di diversi funzionari Fed che avevano già anticipato come un’ulteriore fase di QE espansiva avrebbe potuto rivelarsi necessaria, la dichiarazione di Bernanke ha colto il dollaro completamente alla sprovvista, con l’indice del dollaro giù più dell’1%. Per l’esercito dei trader in short sull’euro, c’è stato un turbinio ancora maggiore di riallineamenti di posizioni, con la moneta unica in impennata a 1,3125 dopo aver penato sotto i 1.2950 all’inizio della sessione di New York. Il tono conciliante di Bernanke ha giovato sia alle azioni che alle obbligazioni, con l’indice S&P su del 2% dal minimo di giornata e il rendimento sui certificati del tesoro a cinque anni, che scendeva in basso dello 0,76%. Big Ben ha fatto un enorme favore pure “auro-fili”, il prezzo era sopra i 1710 USD questa mattina, fino in salita dai 1650 USD prima della sua dichiarazione. La QE sta diventando il tonico preferito per i decisori di politica monetaria: sia la Fed che l’MPC avevano segnalato le loro intenzioni di usarlo ancora una volta ieri.

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L’ineluttabilità di più QE in UK. La Banca d’Inghilterra dovrà affrontare alcune scelte difficili nel mese di febbraio quando sarà pubblicata la prossima relazione sull’inflazione e quando l’attuale fase di quantitative easing (che é iniziata nel mese di ottobre) giungerà al termine. Non è stato così sorprendente vedere gli ultimi dati sul PIL mostrare una caduta dello 0,2% nel corso dell’ultimo trimestre del 2011. Questa non è la prima lettura negativa dall’avvio della recessione verso la fine del 2009, ma quella dell’ultima volta (Q4 – ‘10) aveva preso le mosse da un certo numero di fattori una tantum che successivamente in gran parte si erano invertiti. In questo caso ancorché minore, il calo è più difficile da invertire. Nel frattempo ci sono state ulteriori indicazioni che la BoE si possa spingere verso ulteriori acquisti di asset finanziari. Il discorso di martedì notte del governatore della BoE King era stato un promemoria tempestivo che siamo in un lungo tunnel oltre che in un periodo di ristrettezze di bilancio. I mercati a volte sembrano dimenticare questo, ma il messaggio era che “l’esperienza passata mostra come i recuperi da recessioni che sono collegate a crisi bancarie siano lenti, anche se poi alla fine arrivano”. Ci ha anche ricordato che rimaniamo in un mondo di squilibri, la correzione dei quali “non sta dimostrando di essere un processo facile. Ma è comunque assolutamente necessaria”. Queste considerazioni unite alla pubblicazione ieri dei verbali della riunione di gennaio dell’MPC, aggiungono ulteriore peso all’opinione che per il Regno Unito la fase di QE non volga ancora al suo termine. Mentre c’era unanimità sul livello dei tassi e il programma di acquisto di asset, i verbali hanno rivelato che “per alcuni membri, il rischio di non raggiungere gli obiettivi prefissati significava che un’ulteriore fase di espansione tramite acquisti di titoli finanziari sembrava essere necessaria”. Anche se il PIL si sta espandendo nel trimestre corrente (e stiamo sfuggendo alla recessione tecnica), la maggioranza penserà di essere in condizioni recessive, soprattutto per le condizioni di credito che rimangono rigide. Inoltre, almeno in relazione alla prima fase QE1, l’impatto dell’ultima tornata di acquisti è stato più smorzato rispetto al primo turno, anche con il successivo aggiustamento su dimensioni inferiori. Con il Cancelliere che non sembra minimamente vacillare riguardo al suo piano fiscale A (e con i dati economici ampiamente in linea), un ulteriore QE appare sempre più probabile il mese prossimo.

Ora Rajoy entra duro sulle banche. Il nuovo primo ministro Rajoy ha spostato la sua attenzione dallo stato precario delle finanze del governo a quelle travagliate delle banche di Spagna. In particolare sta cercando di forzare le banche spagnole ad effettuare correttamente l’accantonamento per le perdite sui prestiti immobiliari dubbi o insolventi. Secondo alcune stime i prestiti patrimoniali non restituiti detenuti dalle banche sono molto vicini ad un ammontare di 200mld EUR, mentre le banche spagnole hanno fatto accantonamenti solo per circa un terzo di questo totale complessivo. Il totale dei prestiti in corso é di 1.79 migliaia di miliardi EUR. La banca di Spagna ha recentemente riferito che i prestiti in ritardo (per i quali nessun pagamento è stato fatto per tre mesi) è salito ad un massimo degli ultimi 17 anni di 7,5% nel mese di novembre. Il ministro dell’economia de Guindos è ansioso di vedere le banche spagnole prendere disposizioni significative per la prossima sessione di bilancio accantonando i profitti a garanzia. Un paio di settimane fa ha lasciato intendere che un’altra erogazione di 50 mld EUR potrebbe essere aggiunta alle riserve di dotazione. Il governo si è anche interessato alle fusioni bancarie in cui alcuni dei più grandi e più forti giocatori prendono il sopravvento su quelli più piccoli, più vulnerabile. In contrasto con l’approccio adottato in alcuni altri paesi europei come la Gran Bretagna, Rajoy vuole evitare di impegnare qualsiasi ulteriori fondo pubblico per le banche. Al contrario alle banche spagnole è stato chiesto di pagare il conto di alcune ristrutturazione che hanno già avuto luogo, e con ogni probabilmente ciò verrà richiesto nuovamente. Il problema di questo approccio è che gli investitori potrebbero poi esitare a investire maggiormente sulle banche perché il rischio che quei profitti vengano diluiti rimane. Allo stesso tempo il governo spagnolo non ha semplicemente altra scelta: non può permettersi di iniettare denaro che non ha.

Tenete d’occhio da molto vicino l’EUR/AUD. La maggior parte dei partecipanti al mercato forex sono probabilmente perplessi per la capacità dell’euro a riscavalcare il livello 1,30 dei giorni scorsi, nonostante i colloqui sulla ripartizione del debito greco e i problemi finanziari profondamente radicati sulla penisola iberica. Come osservato da noi stessi e da numerosi altri commentatori, in termini cumulativi i trader hanno attualmente un volume record di posizioni corte sulla moneta unica. È interessante notare che a maggio dello scorso anno, i trader andarono molto vicino ad avere posizioni lunghe record in euro, tale era la negatività pervasiva verso il dollaro in quel momento. Negli ultimi due anni il loro posizionamento sull’euro ha oscillato ampiamente, da un pessimismo massiccio nel secondo trimestre del 2010 a un ottimismo sfrenato un anno più tardi e ora pessimismo pervasivo ancora una volta. Negli ultimi mesi, la maggior parte dei trader ha adottato un atteggiamento negativo sull’euro acquistando dollaro australiano. Di conseguenza, l’EUR/AUD è crollato, da quasi 1,38 di fine novembre a un minimo recente di 1.2220. Ora a 1.2330, i segni in questi ultimi giorni di trading mostrano che questa coppia potrebbe avviarsi verso una correzione significativa. Con i trader molto corti sull’euro e molto lunghi sull’Aussie, è plausibile che qualche copertura corta su questa coppia di valuta popolare sia già in atto, con più a venire. Se fosse così, naturalmente gioverebbe alla moneta unica pure nei confronti del dollaro. Proprio ora, l’EUR/AUD offre un’idea penetrante della direzione che sta prendendo la marea di valuta.

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