Dopo aver raggiunto il loro livello più alto da metà dicembre, gli euro-tori hanno battuto una ritirata precipitosa durante la sessione di negoziazione di ieri a Londra. C’erano numerose questioni preoccupanti: la decisione del CDU di far naufragare l’idea di Angela Merkel che l’EFSF e l’ESM potrebbero essere messi in moto in parallelo, la proposta tedesca di nominare un commissario di bilancio UE con facoltà di porre veti fiscali e sulle decisioni di spesa in Grecia, e preoccupazioni sullo stato in rapido peggioramento degli affari della penisola iberica. I rendimenti sulle obbligazioni sovrane portoghesi sono infatti balzati in su ieri, con il buono del Tesoro a 10 anni che raggiungeva uno straordinario 17%; il mercato sembra essere in attesa (al minimo) di una massiccia ristrutturazione entro i prossimi mesi. I rendimenti sui titoli di stato italiani non sono sfuggiti a quest’ondata, con il rendimento a 10 anni in crescita di 25bp a un certo punto. Le azioni europee sono state sballottate allo stesso modo, e sono state le banche a subire un trattamento particolarmente pesante. Sia il dollaro che lo yen erano fra i principali beneficiari nel forex di questa svolta nella propensione al rischio.
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Germania usa il lanciafiamme sulla Grecia. Dopo aver provato l’amore duro nei confronti della Grecia per oltre un anno, chiaramente la Germania ha deciso che dovrà piuttosto usare il lanciafiamme. Il Financial Times di fine settimana ha riferito che la Germania esige che la Grecia ceda il controllo sui propri affari fiscali a un commissario europeo di bilancio, che avrà poteri di veto su decisioni fiscali e di spesa. Con questa disposizione il Commissario sarebbe in grado di contrastare eventuali iniziative fiscali che non siano coerenti con gli obiettivi stabiliti dagli istituti di credito internazionali. Frustrata da una litania di promesse non mantenute sulle riforme e sul consolidamento fiscale, la Germania esige che la Grecia accetti questa iniziativa, altrimenti un nuovo aiuto non sarà cosa imminente. Il Ministro delle finanze tedesco Schäuble ha avvertito durante il fine settimana che senza l’attuazione da parte della Grecia dei piani concordati “nessuna somma di denaro può risolvere il problema”. Schäuble ha, naturalmente, assolutamente ragione. Il brutto fallimento della Grecia nel mantenere i propri impegni sta causando enorme rabbia nell’Europa del Nord e allo stesso tempo fa peggiorare notevolmente la sua situazione economica. Anche se questa idea d’inviare un Commissario di bilancio ha merito, la Grecia la considera comprensibilmente come una perdita di sovranità nazionale quindi genererà enorme opposizione politica e sarà molto difficile da attuare. Il Cancelliere Merkel ha discusso la proposta ieri con il primo ministro greco Papademos a Bruxelles. Senza dubbio è stata una conversazione animata da entrambi le parti.
Il CDU manda all’aria il piano di fusione EFSF-ESM. La speranza di Angela Merkel di sostenere il programma di protezione per l’Europa permettendo che i fondi inutilizzati per l’EFSF fossero inseriti nell’ ESM è stata bloccata dal suo partito. Secondo una notizia del Bild am Sonntag, il suo partito si è opposto alla misura perché la Germania avrebbe dovuto sborsare altri 211 miliardi EUR in più di quanto era già stato approvato. Senza dubbio questo spiega in parte la debolezza dell’euro ieri.
Sarkozy il riformatore. Dietro nei sondaggi e disposto a tutto pur di rinvigorire la sua campagna elettorale vacillante, il Presidente francese Sarkozy ha tardivamente scoperto uno zelo riformista. Nel tentativo di ridurre i costi paralizzanti relativi alla manodopera per il settore privato, Sarkozy ha annunciato una riduzione di 13 miliardi di EUR abbassando gli oneri sociali riscossi sui datori di lavoro. Questa manovra a sua volta deve essere finanziata attraverso un aumento dell’imposta sulle vendite dal 19,6% al 21,2% e un’altra tassa ‘Tobin’ sulle transazioni finanziarie. Inoltre Sarkozy vuole permettere alle aziende di negoziare orari di lavoro più flessibili con i sindacati locali, il che allunga nei fatti la settimana lavorativa di 35 ore in vigore. Anche se la sua conversione alla riforma che arriva sul filo potrebbe dare l’idea dell’ultimo atto di un uomo prima di annegare, la sua può essere considerata una mossa coraggiosa. Purtroppo la popolazione francese non sembra ancora realizzare in quale situazione difficile si trova. La Francia ancora non riesce a riconoscere che il suo modello sociale è un suicidio finanziario quando i tempi sono duri.
Le difficili scelte fiscali di Rajoy. Di fronte a una disoccupazione orrenda e a un’economia in recessione, il primo ministro Rajoy riconosce sicuramente l’impossibilità di raggiungere l’obiettivo del 4,4% di deficit fiscale rispetto al PIL concordato con i leader europei dalla precedente amministrazione. Dopo avere ammesso le carenze significative a livello regionale, il disavanzo della Spagna l’anno scorso è stato sopra il target dell’8%. Recentemente, alcuni ministri hanno accennato che Rajoy presto potrebbe chiedere all’UE una certa tolleranza fiscale per quest’anno. Precedentemente la Moody’s ha osservato che il raggiungimento degli obiettivi fiscali per la Spagna è stato complicato dall’aggravarsi della situazione economica, uno sviluppo che è stato negativo per il credito sia per la Spagna come paese sovrano sia per le sue banche. Nell’intento di rassicurare l’Europa sulle sue credenziali fiscali, Rajoy ha deciso di attuare alcune misure supplementari, compresa la rimozione temporanea di una sovvenzione per le nuove centrali che utilizzano energia rinnovabile. Il suo governo ha accettato anche una legge di stabilità di bilancio che a sua volta diventerà un emendamento costituzionale per garantire che tutte le amministrazioni dello stato producano bilanci strutturalmente in equilibrio entro il 2020. Rajoy ha altre scelte fiscali più difficili da fare. Secondo alcune stime ha bisogno di risparmiare 40 miliardi di euro per raggiungere l’obbiettivo del 4,4%. Finora solo 15 miliardi di euro sono stati annunciati. A meno che l’Unione europea allenti un po’ le sue pretese, ha una strada lunga da percorrere.
L’aussie soffre di vertigini. Avendo raggiunto quasi 1,07 nei giorni scorsi, l’Aussie ha subito un attacco di vertigini ieri, giù di più dell’1% a un certo punto. Dopo una salita sostenuta nelle ultime settimane forse doveva consolidarsi. Il declino è stato accentuato dai trader a caccia di sell stop e take profit. Inoltre, il fallimento della Cina nell’abbassare gli obblighi di riserva dopo la pausa invernale della scorsa settimana non ha aiutato gli umori. Fitch ha anche annunciato che le valutazioni di debito a lungo termine delle quattro principali banche australiane saranno poste in credit watch negativo. Il nervosismo continuo in Europa prima del vertice di ieri ha inoltre contribuito al crollo dell’Aussie. E ‘ stata una corsa stellare per l’AUD: appena due mesi fa era inferiore di quasi il 10%, da allora il recupero è stato impressionante.



