Daily Forex Report:EBA scrive i destini delle banche europee

Alla fine é arrivata ieri qualche ammissione da parte della EBA che l’imposizione di un buffer capitale di 9% (da giugno) per tutte le banche dell’area dell’euro, potrebbe solo peggiorare...

Alla fine é arrivata ieri qualche ammissione da parte della EBA che l’imposizione di un buffer capitale di 9% (da giugno) per tutte le banche dell’area dell’euro, potrebbe solo peggiorare una già brutta situazione. Il presidente Enria ha suggerito che l’EBA vuole rivedere il 9% patrimoniale se le misure di politica monetaria attuate dai vari governi Eurozona a combattere il risultato di crisi del debito sovrano renderanno più bassi i rendimenti obbligazionari. Dopo il fiasco per l’aumento di capitale UniCredit durante la scorsa settimana e il collasso conseguente nel prezzo delle azioni, l’EBA doveva mostrare almeno qualche flessibilità o almeno le sue intenzioni per la destinazione del 9% raggiunto attraverso gli aumenti della raccolta di capitale, pena di rendere tutto il dispositivo inutile. Anche così sembra che l’EBA abbia una lunga strada da percorrere (a livello concettuale) prima che si renda conto dell’impossibilità delle sue richieste. Anche ieri andava sostenendo che avrebbe fatto controlli per assicurarsi che le banche non abbiano effettuato la riduzione di prestiti al fine di raggiungere l’obiettivo del 9%, e che non aveva ancora ricevuto richieste per prorogare la scadenza per gli aumenti di capitale imposti. Chiaramente le banche non se le sentono ancora di chiedere una proroga, almeno in pubblico, perché potrebbero spaventare gli azionisti. Ma state tranquilli, tali richieste inizieranno ad accumulare spessore e probabilmente abbastanza presto. L’EBA vuole ancora che le banche taglino i loro bonus e trattengano i dividendi: la prima esigenza è possibile (anche se ci saranno dure resistenze), mentre l’ultima è problematica (perché non vi saranno molti utili da trattenere). Alcune banche stanno guardando alla raccolta dei capitali privati piuttosto che attraverso mercati pubblic: in alcuni casi questo approccio potrebbe avere successo, ma sarà più l’eccezione che la regola.

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La domanda del dollaro trascina giù l’euro. La recente favorita del Forex (il dollaro) ha fatto considerevoli guadagni contro tutte le principali valute ieri, con l’indice del dollaro a più di 0,5%. A contribuire a incoraggiare la rinnovata domanda di dollaro arrivava l’ultimo set di problemi che sta fagocitando la zona euro. C’era molto a mantenere gli orsi in supremazia: voci che S& P andava a declassare Francia a momenti, Fitch metteva in guardia su un collasso catastrofico potenzialmente sull’euro, un calo del PIL tedesco nell’ultimo trimestre, la produzione industriale spagnola crollava. È interessante anche notare come i rendimenti delle obbligazioni europee erano inferiori su tutta la linea ieri.

Qualche sollievo finanziario per le martoriate banche dell’Europa. Le banche europee sono grate per un allentamento apparente sui mercati dei finanziamenti nelle ultime settimane. Lo swap di valuta base a 3 mesi offerto alle banche europee per prendere in prestito dollari è sceso a -87bp mercoledì, un massimo a 3 mesi. Tornando alla fine di novembre, raggiungeva -160bp. É interessante notare che l’LTRO a lungo termine della BCE in realtà non sembra che avere un impatto molto limitato sullo spread Euribor-OIS a 3 mesi, che ora è 90bp, giù dal picco del novembre scorso appena sopra i 100bp.

Più agonia in Spagna. Sicuramente ora pochi dubitano che la Spagna sia tornata in recessione dopo la notizia di martedì che indica che la produzione industriale è diminuita del 7% nel corso dell’anno fino a novembre. Solo nel mese di novembre la produzione è scesa di oltre il 4%. E pero interessante notare che nel 2009, il declino annuale della produzione industriale era di più del 30% per la maggior parte dell’anno. La Banca di Spagna ha già rilevato che la crescita dell’economia si è ridotta nel corso dell’ultimo trimestre dello scorso anno. Sul fronte fiscale, il Parlamento spagnolo ha discusso un pacchetto di austerità fiscale ieri elaborato dalla nuova PM Rajoy. Alla fine del 2011, Rajoy aveva annunciato aumenti delle tasse d’emergenza e tagli alla spesa di un valore di EUR 15bln in risposta al fatto che il disavanzo di bilancio per l’anno sarebbe ben superiore all’obiettivo – a circa l’8% del PIL.

Germania: l’invidia dell’UE. La Germania rimane il paese che fa invidia al resto dell’Unione europea. Si consideri il seguente: il PIL è aumentato del 3,0%, l’inflazione è stata del 2,1% e il disavanzo di bilancio solo a 1% del PIL. Non serve aggiungere altro.

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