Le ultime stime dalla PBOC forniscono ulteriore conferma che gli investitori stranieri stanno ritirando denaro della Cina nel corso dell’ultimo trimestre di quest’anno. I dati della Banca centrale cinese mostrano che c’é stata un’ulteriore riduzione per 27.9 mld CNY nelle posizioni sullo yuan accumulate dalle istituzioni finanziarie con acquisti di valuta estera durante il mese scorso, dopo un calo di 24.9 mld CNY nel mese di ottobre. Come abbiamo osservato di recente, lo yuan è stato sotto costante pressione al ribasso nelle ultime settimane, con la PBOC che é intervenuta attivamente per contrastarla e tentare di mantenere la moneta abbastanza stabile. Con il restringersi del disavanzo commerciale, il deflusso del capitale straniero e il dollaro che sta godendo di una sana domanda, la PBOC si trova ad affrontare un compito incredibilmente difficile nel cercare di contrastare la pressione per il deprezzamento della valuta. Ad esempio i forward a dodici mesi non trasferibili sono caduti di 0,56% questo mese a 6.4155. Prima dell’intervento aggressivo della PBOC di venerdì, il tasso dei forward a 12 mesi aveva raggiunto un massimo sui 9 mesi a 6,45. La liquidità delle banche viene spremuta da questo cambiamento dei flussi, e quindi sarebbe sorprendente se i funzionari di politica monetaria non riducessero l’obbligo di riserva ancora una volta nel breve periodo.
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Altre buone notizie dagli Stati Uniti. Non sorprende che l’economia americana continui a mostrare la forza e la potenza di una forte ripresa. Ad esempio, sul mercato del lavoro, le iscrizioni nelle liste dei disoccupati sono scese la scorsa settimana di 19K a 366K al livello più basso dalla metà del 2008. Non solo ci sono meno persone che perdono il lavoro, ma anche molte che ne trovano uno. L’industria sembra estendersi gradualmente, come è stato ribadito dall’ Empire Manufacturing Index pubblicato ieri. FedEx, considerato un barometro dell’economia americana, ha annunciato forti guadagni ieri a causa della crescita delle vendite online. Inoltre, la Fed ha rivisto al rialzo le sue previsioni di crescita per il prossimo anno in occasione della riunione di martedì scorso. Data la situazione mondiale sempre più problematica, soprattutto in Europa, resta da vedere quanto a lungo le buone notizie continueranno. Il rapporto commerciale degli Stati Uniti con il mondo è relativamente stretto – le esportazioni rappresentano poco più del 13% dell’economia. I consumatori spendono di più dalla seconda metà dell’anno, anche se sconti sempre più aggressivi sono stati usati come esca per aprire i loro portafogli. Nonostante i segnali di miglioramento sul fronte occupazionale, c’è sempre una grande quantità di disoccupati di lunga durata scoraggiati. Inoltre la Fed non prevede per ora che l’economia cresca abbastanza velocemente nel prossimo periodo per soddisfare il suo obbiettivo per l’occupazione e quindi,continua a mantenere una posizione di politica monetaria molto accomodante. Un futuro quantitative easing da parte della Fed è del tutto plausibile per il prossimo anno, nonostante gli sviluppi economici favorevoli delle ultime settimane.
La montagna di debiti della Spagna. Sono in pochi a volere prendere il posto del nuovo primo ministro spagnolo Rajoy, che entrerà in carica il 21 dicembre dopo aver vinto le elezioni nazionali il mese scorso. Il rendimento del bond di riferimento a 10 anni ha registrato un netto calo nelle ultime settimane per raggiungere il 5,0% dopo un massimo del 6,75% il mese scorso. Tuttavia le sfide finanziarie che dovrà affrontare Rajoy potrebbero spaventare un uomo di poco valore. La disoccupazione è allo sbalorditivo livello di 21,5% – nel 2007 era solo dell’8%! Inoltre, l’economia flirta con la recessione, i consumatori si ritirano e la produzione industriale cala. Le difficoltà fiscali della Spagna non accennano a migliorare nonostante le iniziative fiscali riguardevoli. Il deficit di bilancio nel 2010 rappresentava il 9,3% del PIL, lontano dal target del 6% di quest’anno e del 4,4% per il prossimo anno. Queste cifre non includono inoltre la scottante situazione dei governi delle 17 regioni e 8000 comuni, per i quali l’accesso al credito è quasi inesistente. Infatti gran parte dell’economia spagnola dedicata ai comuni è spietatamente ridotta a causa della incapacità di questi ultimi di accedere alla liquidità: secondo un gruppo di datori di lavoro, ci vuole una media di cinque mesi perché le fatture delle aziende siano pagate. Rajoy ha promesso di dare una mano, ma resta da vedere quanto può essere fatto senza ricadute sulla somma già grande del debito pubblico. Intanto però, il tempo di attesa agghiacciante agisce come una palla al piede di un’economia in difficoltà.
L’abbandono degli Stati sovrani europei in difficoltà. Solo ora appare evidente l’ampiezza della manovra di vendita che è stata effettuata in questi ultimi mesi per i titoli di debito degli Stati sovrani in Europa. Secondo le informazioni raccolte durante gli stress test condotti dall’EBA, le banche europee hanno ridotto la loro esposizione complessiva sui bond dei Paesi GIIPS (Grecia, Italia, Irlanda, Portogallo e Spagna) di 65 miliardi di euro portandosi a 513 miliardi di euro durante i nove primi mesi dell’anno. La maggior parte di queste vendite si é svolta durante questa estate. Le banche inglesi hanno anche ridotto la loro esposizione verso i paesi europei in difficoltà. L’esposizione sulla Francia è scesa ampiamente, di circa 29,3 miliardi di dollari nel terzo trimestre, principalmente con la vendita di BTP. L’esposizione sull’Italia e la Spagna è scesa ulteriormente, mentre le banche britanniche stanno aumentando la loro esposizione sulla Germania e i Paesi Bassi; vista come si sono comportati gli spread sui titoli di Stato alla fine del terzo trimestre, le preferenze per i buoni del Tesoro olandesi e il Bund é andata accentuandosi a sfavore dei GIIPS e della Francia.
Daily Report, La fuga dei capitali dalla Cina
– 19 dicembre 2011Posted in: In evidenza, Rubriche



