Daily Forex Brief
15/02/12 @ GMT by Michael Derks, Chief Strategist
Ancora un altro esempio ieri che ha mostrato come la moneta unica si dimostri piuttosto inerte di fronte alle brutte notizie: un altro segnale che la qualità dell’azione dei prezzi è molto diversa in questi giorni. Nonostante l’outlook negativo emesso da Moody’s sulla prospettiva del debito sovrano nella zona euro, l’euro ha scelto di concentrarsi su altri sviluppi. Le aste spagnole e olandesi sono andate bene e l’indice del sentimento economico ZEW in Germania per febbraio é stato significativamente più alto del previsto. L’ultima lettura dello ZEW ha infatti evidenziato come i dati attuali suggeriscano che il recente rallentamento non dovrebbe durare molto a lungo e che la crescita potrebbe accelerare nel secondo semestre. Dopo essere sceso a 1,3125 all’inizio della sessione di Londra, l’euro ha recuperato e ora è tornato sopra 1,32. Una maggiore copertura delle posizioni corte e acquisti di fondi sovrani sono alla base di questa recente tendenza. In questi giorni, l’euro sembra davvero avere difficoltà a mantenere livelli più bassi, e ciò deve essere incoraggiante per i tori. Aspettiamo di vedere come e se il posticipo della riunione dell’Eurogruppo per ratificare le misure di austerità in Grecia, in origine prevista per oggi, ma ora ridotta ad una semplice conference call, avrà effetti sulla moneta unica.
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Moody’s sta recuperando lentamente il suo ritardo. Piuttosto in ritardo, Moody ha finalmente riconosciuto che i rating AAA sul debito della Francia e del Regno Unito non possono più essere ragionevolmente difesi. Analizzando da vicino le ragioni della sua decisione sulla Francia in particolare, ci ritroviamo con la netta impressione che la volontà di Moody sarà quella effettivamente di degradare il rating ad un certo punto. Un punto particolarmente critico è l’analisi sul deterioramento dei parametri del debito pubblico francese, che Moody’s ha giustamente descritto come “tra i più deboli tra i suoi pari grado di rating Aaa”. Il debito pubblico continua a salire fino al punto dove si trova ora, allo stesso pesante livello di indebitamento del Regno Unito e degli Stati Uniti. Inoltre la capacità della Francia di far fronte a questo potenzialmente enorme debito è complicata dal fatto che essa non è l’ “unico emittente di debito a rischio in valuta euro.” Moody’s dubita anche della capacità dei politici francesi di realizzare a medio termine misure di austerità e di stabilizzare quindi il crescente debito pubblico. Ciò che è altamente preoccupante è che al governo francese sarà richiesto di fornire ulteriore assistenza finanziaria per aiutare gli altri membri UE in difficoltà e per consolidare il suo sistema bancario. Francament, è molto difficile giustificare un rating Aaa per la Francia in questo momento, e un downgrade (da parte di Moody’s e/o S&P) sembra oramai inevitabile nel corso di quest’anno. Allo stesso modo anche per il Regno Unito la difesa del proprio rating di debito Aaa sembra sempre più problematica. Moody’s sembra particolarmente irrequieta a causa del continuo peggioramento delle prospettive di crescita che potrebbe potenzialmente far deragliare tutti gli sforzi in corso per consolidare le finanze pubbliche. Secondo Moody’s, il rapporto debito pubblico/PIL si stabilizzerà più lentamente e ad un livello più alto di quello previsto dal governo e in più questo fardello di debito sarà piuttosto elevato rispetto a quello dei pari rating Aaa. In sintesi Moody’s riassume: “La combinazione di un crescente debito nel medio termine e il trend inferiore di crescita economica rispetto al previsto mette in discussione la capacità del governo di mantenere il rating tripla A”. Come ha spiegato Moody correttamente, ci sono una serie di fattori che continuano a sorreggere l’affidabilità del debito del Regno Unito, tra cui un’economia diversificata e “altamente competitiva”, un mercato del lavoro flessibile e un settore bancario che è molto più fortemente capitalizzato ultimamente. Inoltre il Regno Unito beneficia di varie riforme strutturali che contribuiranno alla crescita nel medio termine. La maturità a lunga scadenza del debito pubblico aumenta la capacità di assorbimento degli shock da parte del governo, il Regno Unito ha poi una propria moneta e banca centrale indipendente con una forte credibilità internazionale. Infine il governo è fermamente impegnato per il consolidamento fiscale a differenza di alcuni altri paesi europei. In termini di rating del debito, la Francia ha più di che preoccuparsi rispetto al Regno Unito, ma neanche quest’ultima può adagiarsi sugli allori, pretendendo di restare a lungo sul gradino più alto.
L’inflazione nel Regno Unito è sulla strada giusta. Si può infine affermare con cognizione di causa che l’inflazione nel Regno Unito sta certamente andando verso il basso. I prezzi al consumo sono scesi dello 0,5% in gennaio, sostenuti dai forti ribassi dei prezzi dell’abbigliamento e delle calzature (-4,9%), elettrodomestici e mobili (-2,2%) e dei trasporti (il costo delle tariffe aeree è sceso del 28,4% dopo essere salito del 40,9% a dicembre). Su base annua, l’inflazione è al 3,6%, il minimo in 14 mesi. L’indice dei prezzi al consumo globale è sceso ancora più nettamente, in calo dello 0,8% a gennaio. Nel corso degli ultimi nove mesi, il CPI è aumentato solo dello 0,6%, cil he dovrebbe essere molto confortante per i responsabili politici della BoE. Infatti, la Banca prevede che l’inflazione scendae al di sotto del 2% rispetto nel quarto trimestre e, a giudicare da queste cifre, è certamente sulla buona strada per raggiungere questo obiettivo. I principali commerci stanno vivendo una grave deflazione in quanto i consumatori sono ancora restii a spendere in questo periodo di austerità di bilancio e del penalizzante calo dei redditi reali. I prezzi all’importazione sono scesi, la disoccupazione è in aumento mentre il prezzo del gas è diminuito a causa di un inverno mite. Il governatore della Banca d’Inghilterra King avrà di che felicitarsi, anche perché se non altro il suo compito perpetuo di scrivere lettere al Cancelliere ogni mese dopo la consueta delusione sull’l’inflazione cesserà presto.
Sani dubbi circa l’accordo del PSI greco. Il quotidiano tedesco Handelsblatt ha riferito ieri che alcuni banchieri centrali europei erano scettici sul fatto che l’accordo del PSI (che sarà annunciato in serata oggi) porterà realmente ad una riduzione di 100 miliardi di euro di debito del governo greco. Questo perché l’adesione degli investitori privati non sarà sufficiente, costringendo il governo ad approvare una legge vincolante per tutti gli investitori nel caso in cui il 50% si trovi d’accordo. Naturalmente questo genererà molte cause legali dalle parti interessate, contribuendo all’incertezza per quanto riguarda la posizione del debito greco
Un’enorme iniezione d’amore dalla BoJ. Nelle ultime settimane molti commentatori hanno ritenuto che il Ministero delle Finanze stesse per rilasciare un’altra massiccia serie di interventi per invertire la tendenza di uno yen forte. Così l’annuncio di ieri che la BoJ avrebbe incluso altri 10 000 miliardi di yen, (82 miliardi in GBP) al suo programma di acquisti di asset è stato una vera sorpresa, l’USD/JPY è tornato oltre i 78 ancora una volta. Inoltre la BoJ ha anche avanzato un obiettivo esplicito dell’1% per l’inflazione. Con l’economia in declino ad un tasso annualizzato del 2,3% nell’ultimo trimestre dello scorso anno, la BoJ si trovava sotto pressione per una risposta. In questi giorni il quantitative easing è la politica monetaria più in voga per le principali banche centrali del globo. La BoE ha annunciato un terzo round di acquisti di asset, la Fed ha lasciato capire che potrebbe anche essere pronta ad implementare un’altra dose di quantitative easing, e la BCE sta per caricare il proprio bilancio concedendo a un settore bancario europeo in difficoltà l’accesso a finanziamenti illimitati. Sebbene gli investitori e gli operatori siano (giustamente) profondamente turbati da questo deprezzamento deliberato della valuta nel mondo occidentale, è purtroppo una conseguenza inevitabile delle riduzioni di bilancio. E’ meglio farci l’abitudine. Ce ne saranno sempre di più.
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