Forex Brief, Un Martedi Terribile

L’aria di quiete che ha prevalso ad inizio settimana è durata appena un paio d’ore. Da ieri si è trasformata in una rovinosa caduta verso il fondo scala per le...

L’aria di quiete che ha prevalso ad inizio settimana è durata appena un paio d’ore. Da ieri si è trasformata in una rovinosa caduta verso il fondo scala per le obbligazioni europee che hanno visto gli spread rispetto alla Germania dilatarsi ancora una volta. Le banche stanno cogliendo qualsiasi opportunità per vendere e il declino della liquidità con l’avvicinarsi della fine dell’anno servirà solo a peggiorare le cose e a rendere i prezzi più volatili. La distanza tra i membri UE ‘ricchi’ e ‘poveri’ sta crescendo sempre di più. I rendimenti tedeschi sono scesi quasi 0,25% finora questa settimana e in Svizzera gli investitori stanno pagando il governo per avere i suoi titoli, la vendita di t-Bill a 3 mesi di ieri è arrivata a un rendimento del -0.30%. Anche alla sulla curva d’investimento a termine molto breve in Germania, alcuni buoni del tesoro stanno vedendo rendimenti negativi, ma non ancora su base costante. Per le valute la vendita sotto rendimento dei bond ha portato ad ulteriorie avversione al rischio. L’indice del dollaro è a un massimo su 5 settimane, l’Aussie naturalmente è stato colpito e l’euro è stato anche uno degli interpreti che ha registrato le performance più deboli ieri, spingendosi attualmente sotto il livello di 1,35. Vale anche la pena di tenere un occhio sulla Grecia, dove il nuovo del PM affronta il voto di fiducia per garantire il suo mandato ad attuare le riforme e dove i colloqui con gli obbligazionisti sul loro ulteriore contributo volontario iniziano proprio questa settimana.
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Il contagio del regime EBA. Messa sotto tiro dagli investitori globali che spingono per l’implementazione di più severi requisiti di adeguatezza patrimoniale, l’EBA, l’Autorità Bancaria Europea ha contribuito (prevedibilmente) al contagio che sta affliggendo il mercato europeo dei bond. Non in grado o restie a raccogliere capitali freschi per raggiungere i nuovi obiettivi di capitalizzazione, la stragrande maggioranza delle banche dell’Europa sta impiegando altre tattiche come conservare i guadagni o congelare i dividendi. A peggiorare il problema i gestori di fondi vengono risucchiati nello stesso vortice: eccezion fatta che per i Bund e i Gilt in loro possesso, vengono tirati giù dall’esposizione sulla maggior parte dei titoli di debito acquistati sugli altri Stati sovrani europei, sono consapevoli che le banche sono in forte vendita, sono consapevoli che la liquidità è evaporata, sono consapevoli dei downgrade massicci in arrivo (a meno che l’Europa ponga in qualche modo un blocco su di essi) e di conseguenza sono anche loro nel panico. Non c’è altro modo per spiegare l’azione di prezzo incredibile a cui stavamo assistendo martedì. C’è poco da meravigliarsi se un po’ di conforto possa essere trovato solo in altre valute e obbligazioni, come USD/UST, GBP/Gilt e JPY/JGBs. Questo rumore assordante di tagli sui bilanci che proviene dalle principali banche è sempre inevitabile in questi casi, ma si poteva essere contenuto in qualche misura se non fosse stato per la domanda di capitalizzazione draconiana imposta sulle banche dalla EBA. Era ovvio che queste banche sarebbero sempre state portate a scegliere il restringimento delle loro esposizioni come il percorso preferito per soddisfare questi nuovi criteri, andando però di conseguenza a rafforzare effettivamente quello che è già un dannoso credit crunch. Angela Merkel può sognare di Unione politica ed economica, ma proprio in questo momento il nirvana non ha molte speranze di arrivare, mentre la disposizione al credito è piena di falle e le finanze dei partner della Germania stanno implodendo.
La speranza é l’ultima a morire per l’inflazione in UK. La caduta dell’inflazione nel mese di ottobre è stato un toccasana largamente anticipato, ma con l’indice dei prezzi principale ancora a 5,0% non è questo il momento per cantare vittoria. I fattori che hanno tirato in basso l’inflazione nel mese di ottobre (tariffe aeree, prezzi alimentari) sono notoriamente volatili, soprattutto le tariffe aeree, quindi c’è la possibilità sia che queste si rilassino e mantengano costante l’inflazione come anche che la spostino su livelli più elevati nel mese di novembre. In ogni caso l’indice principale dell’inflazione è destinato a cadere drammaticamente in dicembre e a maggior ragione in gennaio. La ragione principale di questo è che l’aumento della TVA verrà escluso dal calcolo annuale, che dovrebbe vedere l’indice CPI più vicino al 4,0% nel mese di gennaio. Naturalmente poiché sono state intraprese politiche di maggior quantitative easing il mese scorso in risposta all’impigrirsi dell’economia, le cifre dell’inflazione sono ancora di difficile interpretazione e la Banca d’Inghilterra rimane convinta che l’inflazione scenderà sostanzialmente l’anno prossimo. Nella sua lettera per il Cancelliere, il governatore basa le sue valutazioni sull’alto livello di capacità inutilizzata dell’economia insieme ai rischi “sostanziali” riguardanti la ripresa economica mondiale. La sterlina rimane impigliata in qualcosa di simile ad un tira e molla. Gli sviluppi nell’area dell’euro hanno elevato la sterlina al rango di uno degli interpreti più forti in Europa nelle ultime settimane, ma l’alta inflazione e l’aumento del QE stanno contrastando questi venti che spingono gli investitori verso la sterlina come “porto sicuro” e potrebbero continuare a farlo nelle ultime settimane del 2011.
L’Aussie e la crescita globale. Le principali valute beta come l’Aussie e il Kiwi sono state sballottate ad inizio settimana da rinnovate preoccupazioni sul deteriorarsi del quadro di crescita globale. Lunedì i principali indicatori OCSE hanno suggerito che la crescita nei G7 e e nei BRIC rischia di rallentare notevolmente nei prossimi mesi. Nel caso dell’Aussie c’è stato anche il pressing determinato dalle preoccupazioni locali. La RBA ha abbassato il costo del denaro all’inizio di questo mese e sembra destinata a ripetere la cura, molto probabilmente in occasione della riunione del prossimo mese, in risposta a una crescita debole e a moderata inflazione. I prezzi dell’immobiliare sono in calo nella maggior parte delle principali città. I prezzi delle materie prime sono inoltre in calo, per esempio i prezzi dei minerali ferrosi sono crollati quasi del 20% quest’anno. Dopo l’incredibile recupero del mese scorso che ha visto per l’Aussie un rimbalzo del 14% sopra 1,07, il mese corrente è stata una vera lotta col coltello tra i denti. La settimana scorsa si è assistito ad alcuni significativi acquisti a circa 1.01 da parte di imprese locali e degli hedge fund. Ora a 1.0150, sarà interessante osservare se questo livello attirerà qualche ulteriore sostegno all’acquisto. Con l’Europa ancora impantanata su un debilitante debito sovrano e sulla la crisi delle banche che sta contagiando il resto del mondo, c’è poco da meravigliarsi che l’Aussie stia perdendo trazione.

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