Forex Market, Daily Report

Il significato degli eventi di ieri è storico. Anche prima dell’inizio della moneta unica, l’adesione era stata presentata sempre come irrevocabile, in alcun modo un paese poteva lasciare una volta...

Il significato degli eventi di ieri è storico. Anche prima dell’inizio della moneta unica, l’adesione era stata presentata sempre come irrevocabile, in alcun modo un paese poteva lasciare una volta diventato membro. Ciò che è stato anche parte del problema. Senza una minaccia di sanzione definitiva di espulsione a incombere sui partecipanti all’Unione, gli Stati membri si sono sempre sentiti liberi di cavalcare, calpestare, “far festa” con tassi d’interesse bassi e credito facile. Naturalmente la Grecia non é l’unico colpevole. Ma ieri i leader francesi e tedeschi hanno riconosciuto che il referendum greco, anche se non formulato in questo modo, é in definitiva una scelta se restare o lasciare l’euro. Pur essendo questo uno spostamento monumentale rispetto alla posizione “fare tutto il possibile per sostenere la Grecia”, c’è comunque un’aria di inevitabilità intorno a questa posizione. Dall’avvio della crisi l’ago della bilancia è sempre stato tra un più alto grado di integrazione fiscale o un qualche tipo di rottura. La Germania si è opposta con veemenza alla prima possibilità, così stiamo ora assistendo a una virata verso quest’ultima soluzione. Non sorprendentemente il pagamento della tranche di prestito EU/IMF per 8 miliardi di EUR è stato sospeso (avrebbe dovuto essere pagato nel corso della prossima settimana o giù di lì), quindi se non ci sarà nessun voto, la Grecia passerà al default entro la fine di dicembre, essendo nell’impossibilità di pagare 8.2 miliardi di EUR di bond a scadenza o effettuare il rollover su 4 miliardi EUR di interessi maturati. Prima di allora, ci sarà un voto di fiducia domani al Parlamento greco e oggi alla riunione della BCE.

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La BCE non ha nulla da guadagnare dall’attesa. Oggi è la prima riunione della Banca Centrale Europea con Draghi come Presidente e c’è una decisione che bolle in pentola. Le pressioni per un taglio dei tassi sono abbastanza schiaccianti. In precedenza, a nostro avviso, la logica per aumenti del tasso nel mese di aprile era stata infatti piuttosto debole e addirittura inesistente nel mese di luglio. Ma il punto è se Draghi vuole aspettare un mese, stabilirsi e orientare prima i mercati verso questa mossa – in ‘stile Trichet’ – oppure tagliare i tassi al suo primo insediamento e rischiare di essere visto come un impulsivo. Siamo fermamente convinti che i tassi debbano essere tagliati oggi. La sola e unica lezione che l’Europa avrebbe dovuto prendere a bordo dalla crisi è che non si ricava alcun valore dall’attesa. Ci sono Infatti costi enormi, come abbiamo visto nelle scorse 12 ore. Lo stesso vale per le banche centrali. Non c’è nessun guadagno possibile ricavabile dall’attesa e ciò è risultato chiaro anche dalle parole scelte da Trichet il mese scorso quando disse che c’era chi avrebbe preferito tagliare i tassi in seguito. Trichet descrisse allora la decisione come raggiunta con il “consenso” piuttosto che con l’ ‘unanimità’ come era quasi sempre avvenuto in precedenza.

I conflitti dell’EFSF. Il Fondo Europeo di Stabilità Finanziaria ha annullato ieri una vendita pianificata di obbligazioni per 3bn EUR, rimandandolo “a causa delle condizioni di mercato”. Ma attendere potrebbe essere costoso, perché il prezzo che l’EFSF deve pagare per ottenere finanziamenti nei mercati è aumentato notevolmente in tempi recenti. Alla fine di giugno, l’EFSF poteva ottenere prestiti a 80bp sopra il costo dei prestiti tedesco. Si è ora saliti a 150bp, essendoci stato un aumento di 30bp nella settimana scorsa. Questo avviene proprio mentre in Asia si sonda il terreno per attrarre i consensi degli investitori su nuove emissioni destinate a coprire il piano di salvataggio concordato la scorsa settimana. Durante la notte il Vice Ministro delle Finanze cinese ha detto che per la Cina era “troppo presto” per discutere ulteriori acquisti di obbligazioni dall’EFSF. Proprio mentre l’EU/IMF mettevano in sospeso il pagamento della loro prossima tranche di prestito fino a dopo il referendum greco ai primi di dicembre, difficilmente si vedrà l’EFSF in grado di raccogliere qualsiasi altro finanziamento con emissioni sul mercato prima che il referendum abbia esito.

Il meeting Fed ha ulteriori stimoli di discussione sul tavolo. La riunione FOMC di ieri é stata un po’ adombrata dal G20 e dagli eventi della Grecia, ma il Presidente Fed Bernanke ha dichiarato che comunque rimangono sul tavolo ulteriori importanti questioni da discutere. La conclusione alla quale si è giunti a seguito della riunione metteva in luce che c’erano “rischi significativi di effetti secondari negativi” nelle previsioni per la crescita. L’impegno a mantenere i tassi stabili fino a metà 2013 rimane in vigore, fino a quando l’inflazione rimane alta e la crescita sotto tono.

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